Ho conosciuto un maestro

1932–2016

Piero Conconi, Marcelo Villada (Bilder)

I primi contatti con l’architetto Peppo Brivio risalgono a cinquant’anni fa quando, ancora bambino, frequentavo il quartiere Albairone a Massagno. I miei genitori erano amici di Romano Degli Esposti, per decenni fidato collaboratore tecnico di Brivio, che per molti anni abitò nella casa d’appartamenti “Albairone”, progettata dallo stesso Brivio. Erano gli inizi degli anni ’60, e quasi ogni giorno entravo in quell’appartamento così diverso dalle nostre case! Quelle forme particolari, quelle finestre posizionate in modo speciale, soprattutto quelle poste sopra le cucine, così strane ma così affascinanti. Ero solo un bambino ma intuivo che lì qualcosa c’era, era qualcosa di diverso.

Ovviamente non sapevo ancora che dietro a tutto ciò ci fosse un lungo lavoro di ricerca e studio che traeva le sue origini da Frank Lloyd Wright e dal neoplasticismo olandese di De Stijl, che Brivio studiò e reinterpretò durante la sua carriera. Che divenne poi anche punto di riferimento, e esempio di modernità per le generazioni future di architetti ticinesi e non solo.

Lo conobbi poi di persona quindici anni fa e la nostra frequentazione, a parte qualche cena in comune, avvenne sempre nel suo studio-appartamento a Lugano, rimasto praticamente immutato dagli anni ’60 ad oggi. Uno spazio raccolto con un giardino interno in cui ci incontravamo immancabilmente solo la sera perché lui si alzava il pomeriggio tardi e si coricava praticamente all’alba, privilegiando quella fascia di tempo per dedicarsi allo studio e al disegno.

Persona di cultura e intelligenza rare sapeva essere molto arguto e ironico. I suoi viaggi, preparati sempre nei minimi dettagli, lo avevano portato a visitare tutto il mondo (i suoi viaggi e i suoi studi sull’Eritrea e sull’Etiopia sono ancora tutti da scoprire). Fu tra i primi a portare in Ticino le immagini di Wright, Le Corbusier, Gropius e altri, che nei suoi viaggi documentava con la fotografia, le diapositive e gli appunti  (conservati oggi, assieme ai suoi progetti, presso la Fondazione Archivi Architetti Ticinesi).

Grazie agli studi di ricerca ora in atto, la figura e l’opera di Peppo Brivio potrà, dopo anni di deplorevole silenzio, uscire dall’oblio in cui si trova e essere rivalutata, e finalmente una monografia sulla sua persona e la sua architettura verrà pubblicata. In particolare il suo approccio al progetto, la sua ricerca paziente e la coerenza che hanno dato origine ai suoi edifici, scevri di ogni orpello o di gesti gratuiti, troveranno la loro giusta collocazione nella storia dell’architettura svizzera e non potranno che essere da esempio alle giovani generazioni di architetti.

Il mio stupore di bambino, la sporadica frequentazione e l’aver studiato la sua opera, mi permettono oggi di dire di essere stato fortunato e privilegiato per aver conosciuto un Maestro.

Grazie Peppo.

Peppo Brivio (1923–2016), nato a Lugano, si era laureato al politecnico di Zurigo nel 1947 con William Dunkel. Nel 1964 collaborò con Vittorio Gregotti all’allestimento per la XIII Triennale d’architettura a Milano. Dal 1969 fino al 1990 fu professore all’Ecole d’Architecture dell’Università di Ginevra.

Tra le sue opere più significative la casa a Bellinzona per il fratello dell’architetto di Franco Ponti (1949-53 con Franco Ponti); le stazioni della funivia Locarno-Orselina-Cardada, purtroppo demolite, (1951-52 con René Pedrazzini); le case d’appartamenti “Albairone” e “Cate” a Massagno (1954-56), la casa d’appartamenti “Rosolaccio” a Chiasso (1959-60), la casa “Corinna” a Morbio (1962), le stazioni di servizio a Castasegna, in val Bregaglia (1963), la sede della banca Weisscredit a Lugano (1965-67) e la casa “Valleggione” a Bironico (1965-69).

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