La maniglia come progetto d'architettura

Luca Baroni

Descrivere un oggetto di design di Luigi Caccia Dominioni richiede necessariamente un discorso più ampio sulla sua figura professionale, questo proprio per il suo particolare stile che pensa ogni progetto, sia di design che di architettura, mai in modo approssimativo ma sempre in relazione a un contesto più generale.

Varcare la soglia significa attraversare una linea architettonicamente precisa che divide l’esterno dall’interno, la facciata di un edificio dalla sua pianta. Varcare la soglia significa, nelle architetture di Luigi Caccia Dominioni, stabilire una stretta relazione tra ciò che è al di qua e ciò che è al di là di quel confine. Fine di ogni progetto è il committente ossia il fruitore, il mezzo è la ricerca di una funzionalità che coniughi serialità e metodo artigianale. Il risultato è un’estetica precisa.

Nel suo modo di progettare, Caccia mostra una continua attenzione, che si muove dal generale al particolare; uno sguardo teso tra la ricerca del moderno e l’osservazione del passato, ne emerge uno stile atemporale perché inventa una progettualità nuova che, non avendo soggezione del passato, ne è in qualche modo il continuatore. Esempio eccelso è l' uso del bugnato, partendo da un dettaglio decorativo rinascimentale lo ingegnerizza come rivestimento per edifici non residenziali così da dargli dignità d’architettura. Il trattare ogni progetto come fosse un progetto unico e il non piegarsi a stilemi precostituiti rendono lo “stile Caccia” estraneo ad ogni convenzione.

Nulla nasce dall’improvvisazione: una planimetria è studiata come un progetto urbanistico, una maniglia come fosse un progetto d’architettura. L’idea di varcare una soglia è funzionalmente legata all’azione di aprire una porta, uno dei gesti più frequenti nell’arco della giornata che fa comprendere bene come il progetto di una maniglia abbia un ruolo fondamentale.

Afferrare una maniglia è un gesto automatico, spesso non si bada alla sua forma, ma ci accorgiamo quando non è comoda alla presa e non è ergonomicamente risolta. La forma ha un’importanza innanzitutto funzionale, non solo estetica; quando le due cose sono ben studiate il risultato è indubbiamente di alto livello.

Le maniglie e gli oggetti disegnati da Caccia hanno nomi che rimandano spesso a progetti di architettura, perché sono nati dalla filosofia programmatica di pensare l'architettura di un edificio fin nei minimi dettagli dell’arredo. La maniglia Montecarlo è un esempio, ideata per il complesso Parc Saint Roman nel ‘75 e poi prodotta in serie da Olivari; ancora, Elica, Argentario, Ebano, Patata, Super, per citare solo alcuni dei nomi di una collezione di maniglie prodotte da Azucena che nasce nel 1947 da un intuizione di Caccia, architetto che rappresenta un ponte di passaggio tra due epoche.

Formatosi nella scuola di architetti del primo ’900 che disegnavano le case completamente a misura, Caccia continua questa tradizione ma affronta il radicale cambio delle esigenze abitative del secondo dopoguerra trasformando arredi inizialmente pensati per specifici progetti in prodotti realizzati in serie. Ne deriverà una delle prime collezioni di design, di cui Caccia è uno dei pionieri.

Questa collezione comprende un catalogo di mobili “pronti” per le diverse funzioni dell'abitare. Tra le maniglie, le più longeve sono Patata del ’58, seguita da Melanzana, poi sostituita nel ‘62 da Super. Patata e Super coniugano i due aspetti fondamentali: quello ergonomico-funzionale e quello estetico. Nella prima il nome chiarisce subito l'ispirazione: la patata, che per forma e proporzioni è comoda da afferrare e che permette alla mano di impugnare completamente la maniglia e di rendere agevole l’apertura. Il modello Super nasce dal modello Melanzana, ne è l’evoluzione, ha una forma molto simile a Patata ma se ne differenzia per l'attacco fuori asse che crea un effetto leva che facilita ancora di più l'uso.

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