Nello spirito della Tendenza

Luca Pessina

LE ORIGINI

Estate 1993. Lo Stato del Cantone Ticino, tramite la Cassa pensioni dei dipendenti dello Stato, proprietaria del terreno, bandisce il concorso per la nuova sede del dipartimento cantonale del territorio (denominato stabile amministrativo 3) a Bellinzona, capitale ticinese e sede dell’amministrazione cantonale. Al concorso vengono invitati dieci studi di architettura, in prevalenza giovani, e la giuria è composta, tra gli altri, da Botta, Carloni e Diener.

Sabina Snozzi Groisman e Gustavo Groisman, che da anni collaborano presso l’ufficio di Luigi Snozzi,  decidono in questo periodo di iniziare la propria attività indipendente, e partecipano al concorso con il loro maestro in forma di comunità di lavoro. In un primo tempo i progetti inoltrati vengono ritenuti insoddisfacenti. Viene stabilito dunque un ulteriore turno di rielaborazione, che vede vincere la comunità di lavoro composta da Luigi Snozzi, Sabina Snozzi Groisman e Gustavo Groisman. Siamo del 1994 e viene avviata la procedura di progettazione; che prevede un ulteriore fase di rielaborazione.

Autunno 1996. Il Cantone, che nello stesso periodo realizza nella capitale altri stabili amministrativi nell’ambito di un vasto programma di risistemazione della logistica cantonale, rivede le proprie priorità e sospende la progettazione dello stabile. Complice anche l’incertezza pianificatoria provocata da una lunga procedura di revisione del piano regolatore, che viene accettata solo nel 2001.

Estate 2002. Il Cantone acquisisce il fondo e si riafferma l’idea di edificare una sede per il del dipartimento del territorio. La decisione di riprendere il progetto vincitore del concorso indetto dieci anni prima avrebbe permesso di risparmiare un anno di progettazione, e di realizzare l’edificio in cinque anni. Nel 2004 riprende quindi la progettazione, sulla base di un programma ridotto e considerando i criteri Minergie. Nel corso di questa fase, mentre il concetto urbanistico rimane invariato, i caratteri dell’architettura si sviluppano modificando l’aspetto dell’edificio. Nell’inverno del 2008 il Gran Consiglio ticinese vota il credito di costruzione

Estate 2013. Al termine di un travagliata esecuzione e a vent’anni dalla pubblicazione del concorso, entra in funzione lo stabile amministrativo 3. Nella sua lunga fase di gestazione, il progetto attraversa due decenni nei quali l’architettura ticinese inesorabilmente si sposta ai margini del dibattito architettonico. Indipendentemente dalla sue proprietà architettoniche, l’amministrativo 3 offre dunque un’interessante spunto di riflessione su quanto è accaduto in questo lasso di tempo.

SITUAZIONE E EDIFICIO

L’edificio sorge a ridosso dell’accesso sud di Bellinzona, lungo la trafficata Via Zorzi e al termine di via Tatti, futura porta d’accesso della città. Alla base del progetto vi è l’analisi del luogo e una visione a livello territoriale della portata dell’intervento. Una lettura atta ad individuarne il rapporto con il paesaggio e con la storia, a segnare monumenti e edifici istituzionali quali elementi orientativi e caratterizzanti del manufatto cittadino. Da questa analisi emergono allo stesso tempo i collegamenti pedonali che attraversano la città: le mura del castello, la passerella del bagno pubblico -monumento del moderno ticinese- e il passaggio pedonale lungo il torrente Dragonato. Un approccio che costituisce il denominatore comune degli architetti ticinesi e che caratterizza la lezione di Luigi Snozzi.

Le considerazioni tratte dall’analisi forniscono i parametri di intervento: all’origine del progetto vi è l’idea di parco, estensione dell’area verde che già raccoglie altri edifici amministrativi e che andrebbe ad allacciarsi con l’asse istituzionale di viale Franscini, che tuttavia, ad onor del vero, oltre alla mera connotazione programmatica non presenta un vero carattere rappresentativo. Una lenta promenade celebra l’avvicinamento all’edificio. L’accesso allo stabile avviene attraverso il parco: dal centro città da viale Franscini e lungo il Dragonato, che attraversa il parco e lo collega con il parcheggio ad ovest e con il quartiere residenziale ad est. Quasi a voler costruire il luogo, il parco è definito entro una geometria precisa, disegnata dal muro di cinta che lo contiene. Ad oggi tuttavia l’esecuzione della sistemazione esterna è ancora in corso. Il sedime che si vorrebbe coinvolgere nel parco è attualmente cosparso da ostacoli fisici e importanti salti di quota, le diverse superfici di parcheggio che cospargono l’area rivelano ad oggi un paesaggio disorganizzato e caotico. Anche il collegamento con il quartiere residenziale ad est del parco ancora presenta diversi intralci. Occorre però dare atto agli architetti, e confidare che la loro visione possa realizzarsi completamente.

L’edificio è composto da un prisma dalla geometria elementare, arretrato lungo la strada, che ospita uffici per 400 dipendenti, e da una torretta compatta ed espressiva che ospita le sale riunioni rivolta verso il Castelgrande a concludere il parco. Due elementi separati che rammentano il progetto di concorso di Snozzi a Celerina del 1973. I due elementi sono eseguiti in radicale antitesi. Il volume amministrativo è sospeso da terra e poggia su una trama di pilotis dal disegno espressivo. Una soletta a cassone raccoglie le forze provenienti dai piani superiori. L’edificio si solleva: la permeabilità rispetto al parco vuole rafforzarne il carattere pubblico, sebbene la presenza fisica del volume vetrato al piano terreno contrasta con l’idea originale di fluidità. L’elemento sculturale sul tetto contiene le installazioni tecniche e insiste con il linguaggio modernista adottato, evocando immagini dell’Unité d’Habitation. La torretta delle sale riunioni è collegata al volume principale tramite piranesiani passaggi sospesi, evocando un’analogia con il castello. La tensione fra i due elementi e gli echi del modernismo brasiliano sono confermati nella radicale materialità. La facciata del prisma è interamente avvolta da brise soleil in calcestruzzo, che gettano taglienti ombre sul delicato legno naturale dall’ambiguo sentore alpino. Il pavimento del piano terreno è rivestito interamente in granito (come richiesto dalla Committenza, unitamente al legno, per favorire l’economia locale) e concentra gli sforzi finanziari nell’intento di nobilitare il piano pubblico, rafforzato ulteriormente dalle eleganti proporzioni. In antitesi con il rigore del volume principale, l’espressiva torretta delle riunioni è un volume in calcestruzzo ben piantato nel terreno, liscio e privo di ombre.

NELLO SPIRITO DELLA TENDENZA

La travagliata storia dell’amministrativo 3 prende avvio all’inizio degli anni novanta. Occorre premettere che chi scrive è troppo giovane per aver vissuto di prima persona quegli anni in cui l’architettura aveva messo sulla mappa una regione storicamente isolata. Nonostante sull’argomento sia già stato scritto molto, vale forse la pena inquadrare velocemente l’amministrativo 3 nell’ambito di una sintetica retrospettiva del Moderno ticinese; oggi che peraltro il tema della conservazione dei suoi più significativi monumenti ha assunto un inaspettata attualità. Ebbene, l’architettura del Ticino ha conosciuto un periodo di fondazione negli anni cinquanta, in cui prende avvio una ricerca che porta a forme e materiali nuovi, staccandosi dal vernacolismo e avvicinandosi al Moderno. Tami e Camenzind vanno ad insegnare all’ETH ed hanno come allievi molti degli architetti della fortunata generazione successiva. Il decennio degli anni sessanta vede dunque un ricorso al riferimento storico del Moderno, e dà inizio ad una ricerca sulla forma architettonica e sul rapporto con il paesaggio che negli anni settanta verrà identificata con il nome di „Tendenza“, in riferimento alla mostra aperta a Zurigo nel 1975 con il titolo „Tendenzen – Neuere Architektur im Tessin“ e richiamando la Tendenza italiana. Un principio di continuità consolida l’architettura ticinese dal periodo di fondazione lungo gli anni del boom economico, quando l’urgenza di costruire diverse opere pubbliche (compresi gli interventi lungo tracciato dell’autostrada ad opera di Rino Tami) coinvolge e proietta gli attori della generazione successiva. Seguirono gli anni ottanta, dove un gruppo prima sostanzialmente compatto va ramificandosi, approfondendo e caratterizzando la propria opera e conoscendo in diversi casi l’affermazione internazionale.

La storia dell’amministrativo 3 inizia nell’ultima fase di questo periodo dell’architettura ticinese, quando apparentemente l’aria frizzante che si respirava all’apice degli anni ottanta già iniziava ad inaridirsi: da un lato le premesse economiche che hanno dato avvio a questa stagione dell’archietttura ticinese non sussistevano più, dall’altro al successo internazionale degli esponenti più importanti si contrappone l’avanzata di una generazione incerta se seguire le orme sicure dei loro maestri o intraprendere un proprio cammino al di fuori dalla loro ombra. Negli anni successivi e fino ad oggi, il Ticino sembra collocarsi ai margini del dibattito architettonico, privato dell’importante riferimento di un Italia in crisi culturale e politicamente isolato dal resto della Svizzera. L’amministrativo 3, nella sua elaborazione assume un linguaggio esplicitamente modernista, espressione  legittima dell’individuale vissuto degli autori, che però non sembra essere in grado di rappresentare il suo periodo storico e donota l’attuale condizione di isolamento del Ticino. Tuttavia questo progetto si pone in continuità con lo spirito della Tendenza, avvalendosi di una visione contestuale e basandosi su criteri costruttivi e compositivi logici e razionali, condizioni che accomunano gli architetti di tutte le epoche, confrontati da sempre -richiamando Rossi- con le stesse questioni architettoniche, pur in condizioni diverse. In conclusione, l’intento è dunque quello di proporre un confronto ad ampio respiro, prendendo spunto da un edificio che nel corso della sua ideazione e esecuzione attraversa emblematicamente una fase interlocutoria dell’architettura ticinese e che come una diapositiva fissa si contrappone allo scorrere delle immagini di questo ultimo periodo.

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